La Cavalcata
La Cavalcata Sarda, arrivata alla sua 75ª edizione, è uno dei principali eventi laici annuali della Sardegna, una rassegna culturale che per un mese, e soprattutto nella penultima domenica di maggio, trasforma Sassari nel punto di riferimento delle tradizioni popolari dell'intera isola. Durante l'evento, infatti, sfilano gli abiti e i gioielli tradizionali dei paesi di quasi tutta la Sardegna.
Origini e storia della Cavalcata Sarda a Sassari
A differenza di numerose manifestazioni isolane, la Cavalcata Sarda si distingue per la sua natura esclusivamente celebrativa e laica, priva di connotazioni religiose o votive.
Le sue radici storiche rimandano alle cavalcate per le vie della città inserite nell'ambito dei festeggiamenti organizzati in onore dei regnanti, come quella del 1711 in onore di Carlo III vincitore su Filippo V. In questa occasione, tutta la nobiltà sassarese vi partecipò, mettendo in mostra i propri abiti e le proprie tradizioni.
La sua genesi moderna, invece, risale al 1899, quando fu organizzata per l’inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II in Piazza d’Italia, alla presenza dei reali Umberto I e Margherita di Savoia; a questa seguirono altre edizioni storiche nel 1929 e nel 1939, sempre in occasione di visite della casa reale.
Dopo una sospensione, la festa è stata ripristinata nei primi anni Cinquanta del Novecento nel contesto della riscoperta turistico-culturale dell’isola, consolidandosi come appuntamento annuale fisso nella penultima domenica di maggio.
Conosciuta anche come 'festa della bellezza', la rassegna mette in mostra la varietà degli abiti sardi, l'oreficeria artigianale e il patrimonio coreutico e musicale della Sardegna.

La sfilata degli abiti tradizionali e dei cavalieri
Il momento centrale della manifestazione si svolge la domenica mattina con un corteo che attraversa le vie del centro di Sassari per circa due chilometri, lungo i quali sfilano oltre duemila figuranti in abito tradizionale, in rappresentanza dei comuni di tutta la Sardegna, divisi in 67 gruppi.
La sfilata è chiusa da un corteo equestre composto da oltre trecento cavalieri provenienti da ogni parte dell'isola, che sfilano in coppie a cavallo completando la processione laica.
L'abito di Sassari: specchio di una città cosmopolita
Documentato fin dai primi dell'Ottocento su stampe, litografie e acquerelli, tra cui quelli di Giuseppe Cominotti (1825-1826) e Simone Manca di Mores, oltre che nelle opere dello storico Enrico Costa, l'abito tradizionale riflette l'identità della Sassari ottocentesca: colta e cosmopolita. Città di scambi e commerci con il resto d'Italia e l'estero, Sassari sfruttò l'accesso a tessuti e materiali d'importazione per arricchire il proprio abito con varianti diverse, accomunate dalla forte presenza del rosso.
L'abito femminile si distingue per gonne ampie, corsetti ricamati, veli in tulle, grembiuli decorati e gioielli in oro, corallo e argento, quest'ultimo legato anche alla presenza delle miniere dell'Argentiera.
L’abito maschile, invece, unisce la tradizione sarda a dettagli urbani. Tra giacchini in velluto e ghette in orbace, spiccano il ceccio rosso (il copricapo sassarese) e il cugliettu in pelle, legato alla figura del massaio, ma protagonista anche negli abiti festivi.

Il cugliettu
Il cugliettu (coeru o colette) è una sopravveste di pelle scamosciata che originariamente, nel Cinquecento, nasceva come indumento militare da indossare sotto la corazza. Mentre nel resto d'Europa scomparve alla fine del Seicento, la Sardegna ne conservò l'uso fino a metà dell'Ottocento.
Elemento distintivo dell'abito maschile della città di Sassari, era anticamente realizzato in pelle di cervo o daino color giallo zafferano. Si presenta scollato sul davanti, spesso ricamato in seta policroma, e termina con falde lunghe fino al ginocchio strette in vita da una cintura con fibbia rettangolare.
Il cugliettu può essere ammirato anche durante la Discesa dei Candelieri: i Gremi che hanno legato la loro immagine a questo elemento sono i Viandanti e gli Ortolani (che lo hanno conservato fino al 1869).
Le prove di abilità: le pariglie
Il primo pomeriggio della domenica è dedicato alle pariglie presso l’ippodromo Pinna, dove i cavalieri sardi si esibiscono in acrobazie sui cavalli in corsa. Queste manifestazioni equestri rappresentano una prova di bravura, abilità ed equilibrio, tra le espressioni più antiche della tradizione equestre isolana.

La rassegna dei canti e delle danze tradizionali
La rassegna folkloristica accompagna l'intero fine settimana, offrendo un repertorio musicale e coreografico della tradizione sarda.
Le esibizioni iniziano il giovedì pomeriggio presso l’altare prenuragico di Monte d'Accoddi e proseguono il sabato e la domenica in Piazza d’Italia.













